White Noise from UK
22.6.02
 
La mia vergine idiota/ entropologia

Come un quasar lontano miliardi di anni luce. Silenzioso pulsa. Onde radio che dopo miliardi di anni ci attraversano come onde di tempo, meridiano zodiacale, e strani sogni.
Guardo il mio volto, oblungo e deforme, riflesso sul corrimano in alluminio, mentre salgo le scale. La sala d’attesa riproduce la decorazione di tutta la clinica: un bianco accecante ed un nero impossibile. Al centro della stanza, intenta a sfogliare una rivista, una ragazza, l’unica paziente in attesa, seduta sull’unica sedia.
Manca ancora mezz’ora all’appuntamento col dottore, sono in anticipo. Sono una persona ansiosa. Afferro, da dietro, una spalla della ragazza, scaraventandola a terra.
Mi siedo.
La ragazza, silenziosa, si alza dirigendosi verso l’angolo opposto alla porta del dottore.
Guardo la mia mano e rifletto sulla disposizione della sedia su cui sono seduto, della porta del dottore e della ragazza, come se dalle reciproche distanze emergesse un messaggio nascosto, una combinazione, una geometria fatale.
Guardo la ragazza. Solo adesso mi accorgo che accanto alla sua bocca si apre un’altra apertura, più piccola, inclinata di novanta gradi rispetto al suolo.
Incuriosito mi alzo avvicinandomi alla ragazza. Da questa seconda apertura vengono come dei suoni indistinti, simili ad una radio mal sintonizzata.
“bravo sei giunto al termine del tuo viaggio” mi sussurra ad un orecchio, ma non le presto ascolto intento come sono a decifrare le frequenze incostanti emesse dalla sua seconda bocca.
[Così sono io, il mio potere pulsa silenzioso sulla città come da stelle lontane]
sempre più affascinato, come un bambino, faccio scivolare un dito nella stretta fessura sul suo volto, spingendolo fino in fondo e tastando con il polpastrello il suo palato caldo e scivoloso.


Così sono io, la sua frequenza è la mia, nell'infinita onda che questo treno percorre.

Autostrade mistiche di luce chimica corrono dolenti ai lati, la mia mano è stata assemblata ad una ragazza impiegata in una libreria di New York, occupata nel dopo lavoro come cameriera in un locale per feticisti del silicio: deve servire ai tavoli vestita solamente di vecchi computer, come noi dimenticati dalla corsa in discesa dello sviluppo hardware.

15.6.02
 
La mostra delle atrocità

Apocalisse. La mostra di quest'anno, alla quale i pazienti non erano stati invitati, aveva un segno inquietante: tuti i quadri insistevano sul tema della catstrofe planetaria, come se questi pazienti, così a lungo segregati, avessero avvertito nelle menti dei dottori e delle infermiere una specie di sconvolgimento sismico. Catherine Austin passeggiava nella palestra che ospitava la mostra, e queste immagini bizzarre, che fondevano Eniwetok e il luna park (1), Freud e Elisabeth Taylor, le ricordavano le lastre dei livelli spinali messi a nudo che stavano nell'ufficio di Travis. Pendevano dalle pareti imbiancate come i codici di sogni incomprensibili, chiavi di un incubo nel quale ella aveva cominciato a giocare un ruolo più attivo e determinato. si abbottonò il camice con aria severa mentre il dottor Nathan le si avvicinava, tenendo sotto il naso una delle sue sigarette col filtro dorato. "Ah, dottoressa Austin... Che cosa ne pensa? Vedo che è cominciata la Guerra all'Inferno."


29.5.02
 
Ad Memoriam

non schierarsi non stare da nessuna parte sempre in disparte

non alzare la mano non votare non scegliere solo perché è

ancora un altro tempo che verrà senz’altro domani te lo ripeti

ogni giorno domani è un altro giorno come bruciano in fretta

le bandiere


6.5.02
 



yellow lemon crash.
3.5.02
 
Cacciari: "In Tv la religione e' pornografia."
Immagino sia valido anche l'inverso.
Cominciamo da qua.

 
ecco, ci siamo. ci sentite da li'? (fossati, ivano. italiani d'argentina) nonostante tutto siamo qui, e ogni tanto possiamo anche (come arrampicarci su una parete viscida, carnosa, pulsante) pensare al nostro (ma forse vostro) non essere qui, pensare di essere altrove, o di non essere in nessun luogo, all'assoluta innecessita' di essere qui come di essere li' accanto a voi (noi, i morti). e allora la parete viscida, carnosa e pulsante e' quella dell'utero materno (voglio tornare nell'utero. di chiunque. woody allen), la parete, il limite del pensare e' quello della nostra nascita: dell'essere qui, appunto. dell'origine -sempre mancante: manca il fondamento, l'origine, bob, su cui affondare i piedi, alzare la fronte e poter dire "ecco, sono qui". non siamo noi ad andare avanti e' l'origine a retrocedere. resta il fatto che si rischia di galleggiare, affondare -dormire forse- (avanti o indietro nel tempo: the time is out of joint non e' mai stato cosi' vero, meglio e' sempre stato vero.. ogni tempo e' stato ingiusto: le parole di amleto hanno questa ambiguita' assoluta, abissale: letteralmente (ma erratamente) il tempo e' fuori dai cardini, si sfalda, si liquefa, tracima, fuori controllo, impazzito, ma anche (correttamente dal punto di vista linguistico) sono tempi ingiusti, e' un epoca di ingiustizie, c'e' un torto da riparare (il trono di danimarca e' stato spodestato, mio padre e' stato ucciso). ma io non ce la faccio a riparare il torto, caro fantasma, io non ce la faccio a puntare i piedi alzare la fronte in faccia allo zio e dirgli "ecco, sono qui", perche' mi manca il terreno, mi manca l'origine, un punto fermo che mi dica perche' debba io essere qui invece che li'. galleggiare a un piede dal terreno mentre accanto a me il mondo affonda nel sangue, la spada lacera le carni e il sangue colora le mani degli uomini: ma io resto muto e cieco, senza fare niente se non recitare il mio monologo: che il mondo si fotta ma io recito il mio mologo.. come sono meschino, insulso, inutile.. ma questa consapevolezza non fa che farmi galleggiare ancora di piu').
Ecco.. volevo solo scrivere che sono tornato. ma lo spirito di amleto che si aggira per queste terre (sono a pochi chilometri dal paese natale di willy) mi ha posseduto. del resto e' logico: essere qui o essere li', su questo prato o in quella stanza a millemiglia di distanza (e tutta un altra vita: il problema e' solo questo, bob, riuscire a pensare un'altra vita per noi), ma anche essere qui o essere li', tra i morti, appunto: e' il fantasma di amleto (il padre, che si chiama come il figlio) che ritorna: hai notato che i fantasmi ritornano sempre anche la prima volta? giustamente il fantasma non ha un'originale, ri-appare sempre, si ri-presenta. e' come la scrittura (e il modo per pensare di essere li' invece che qui e' scriverlo. la scrittura e' il fantasma. ma quello che bisogna fare, te lo ripeto bob, e' riuscire a pensare un'altra vita e poi a viverla, non scriverla, farla rotolare fuori da quella pagina, spingerla con tutto il corpo anche se pesa mille volte piu' di noi. e' un bel problema bob).
21.4.02
 
sickman, sickman, sickman

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